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14 novembre Day of action - Giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati
Inserito da Anonimo il Ven, 30/10/2009 - 12:00
14 novembre Un’Europa di muri e di gabbie. Muri per fermare profughi e migranti, gabbie per rinchiuderli. Il meccanismo è semplice e atroce. In ultima analisi lo stesso dei nazisti. La selezione avviene nei paesi d’origine: solo i più giovani, i più forti, quelli in grado di attraversare il deserto, lavorare come bestie per pagare il viaggio, reggere la traversata, arrivano. Poi ci penserà il mercato a scegliere quelli più flessibili, utili, obbedienti, adattabili. In Italia chi non ha un contratto di lavoro non ha il diritto a risiedere legalmente nel nostro paese. Il lavoro che “rende liberi” ricatta la vita dei lavoratori immigrati, obbligandoli a chinare la testa. Così cantieri, fabbriche, campi, case si sono riempiti di gente di ogni dove che lavora come in Europa non si lavorava più: sono i braccianti schiavi, gli operai senza tutele, i badanti senza orario… E per quelli che non possono o non vogliono stare alle regole, o, semplicemente “sono di troppo” ecco la galera amministrativa e poi la deportazione. Un meccanismo ben oliato, che si regge e alimenta con le continue campagne xenofobe, che attraversano ogni angolo d’Europa. Leggi razziste sono state emanate dai paesi ricchi per fermare, imbrigliare, tenere sotto ricatto i poveri in fuga dalla miseria, dalla fame, dalle persecuzioni, dalle guerre. Il cammino di chi non ha speranza non può essere arrestato. I governi lo sanno bene ma preferiscono parlare di “emergenza”. La logica dell’“emergenza” è quella che ha motivato gli interventi armati in Somalia, Kosovo, Iraq, Afganistan. L’“emergenza” giustifica tutto: le bombe sui civili e la tortura, l’occupazione militare e la legge marziale. Gli ambiti di legittimità si spostano ogni giorno di più in barba agli stessi accordi internazionali. Militari per le strade, retate sugli autobus, controlli asfissianti e brutali fanno parte della nostra vita quotidiana. Sono diventati terribilmente “normali”. La normalità del male. Gli autobus galere messi in campo a Milano per il controllo degli immigrati sono durati poco. Forse erano troppo anche per stomaci forti. La nuova legge ha prolungato a sei mesi la detenzione amministrativa nei CIE – Centri di Identificazione ed Espulsione. I Centri per i “senza carte” sono l’emblema tragico di una società spezzata, dove lo scontro sociale ha ceduto il posto alla guerra tra poveri. La storia dei Centri, in Italia come nel resto d’Europa, è la storia di uomini e donne che hanno negli occhi il deserto, le galere libiche, il mare, i pescherecci che passano senza fermarsi, i militari che vanno a caccia di uomini. Negli ultimi mesi nei CIE di tutt’Italia la protesta è dilagata. L’estensione a sei mesi del periodo di trattenimento nei Centri ha fatto da detonatore. Dai centri in tante notti si levano urla. Urla di rabbia e di dolore. Urla nel silenzio. I media tacciono o mentono. Debole, debole, il lessico della solidarietà e della lotta comincia a tracciare, sui muri e nelle coscienze, un solco lieve, ma visibile. Gli antirazzisti stanno intessendo reti solidali, per amplificare la voce di chi è messo a tacere, per sostenere le lotte. Per distruggere muri e gabbie. Muri che rinchiudono uomini e donne venuti da noi per cercare un’opportunità di vita. Viviamo tempi grami, tempi feroci e folli, tempi di guerra. La guerra contro i poveri e gli immigrati, la guerra contro chiunque si opponga alla barbarie. Piovono pietre e nessuno può stare al riparo in attesa di tempi migliori: mettersi in mezzo è un’urgenza ineludibile. Se non ora, quando? Se non io, chi per me? Il 14 novembre ci sarà un Day of action contro i centri di detenzione per immigrati. Federazione Anarchica Italiana – Commissione Antirazzista » |
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